02/02/25

CASABELLA 597-598, Il disegno degli spazi aperti - The design of open spaces, 1993

 


IV. Gli spazi aperti della città diffusa

Pierre-Alain Croset

Non è un caso che la cultura progettuale contemporanea si stia interessando sempre di più ai contesti eterogenei e discontinui della periferia e della città diffusa, nei quali abbondano enormi distese di spazi aperti privi di una chiara identità formale e simbolica. Ciò che si dimostra l’aspetto più stimolante per l’azione progettuale è proprio il fatto che questa apparente assenza di identità fa percepire questi contesti come i possibili terreni di una autentica, radicale sperimentazione. Nati quasi sempre casualmente come spazi di risulta, gli spazi aperti della città diffusa non possono venir interpretati secondo le categorie tradizionali della morfologia urbana, ma necessitano l’elaborazione di nuovi strumenti descrittivi come operazione preliminare ad ogni azione di riqualificazione. Nel saggio introduttivo di Stefano Boeri, Arturo Lanzani e Edoardo Marini viene discussa concretamente una prima ipotesi di classificazione, attenta alle specificità insediative, ma anche sociologiche di una cultura della città diffusa che dovrebbe rendersi riconoscibile proprio per la sua capacità di produrre spazi aperti innovativi.

Franco Purini si interroga invece sul perché l’architettura contemporanea non abbia saputo elaborare un quadro teorico di riferimento per l’interpretazione dei cosiddetti “non-luoghi” — categoria molto generale nella quale vengono considerate strutture insediative atipiche come aeroporti e supermercati, caselli autostradali e discariche, tralicci elettrici e centrali energetiche. Questi “non-luoghi” meritano la massima attenzione progettuale per il fatto di costituire — secondo la suggestiva interpretazione di Purini — l’autentico fattore coesivo del paesaggio della città diffusa contemporanea. Per questa ragione appare quindi determinante l’affermazione di una nuova sensibilità capace di cogliere la particolare “poetica del vuoto” nascosta nei grandi “terrains vagues” delle nostre periferie, seguendo in questo le visionarie interpretazioni offerte dalle descrizioni letterarie di Robbe-Grillet e di Handke, dalle sequenze filmiche di Rohmer e di Wenders, ma anche dallo sguardo fotografico di Ghirri, Jodice o Basilico.

In questo intento di dare valenza positiva all’interpretazione del fenomeno della “diffusione” urbana, di sicuro interesse potrebbe anche rivelarsi la rilettura di alcune esperienze progettuali moderne fortemente connotate in chiave di ideologia “anti-urbana”: nel modello wrightiano di Broadacre City, nei disegni territoriali dei “disurbanisti” sovietici, ma anche in alcune visioni radicali del gruppo Archigram possiamo infatti scoprire tracce di un’attitudine profondamente sperimentale riguardo alla morfogenesi delle nuove tipologie di spazi aperti, svincolati da ogni legame con il modello insediativo della città compatta. A partire da una scelta ristretta di esempi contemporanei, Jacques Lucan propone invece di privilegiare due attitudini progettuali, ambedue pertinenti per dare senso e qualità agli spazi aperti della città diffusa: la prima nell’esaltare l’orizzontalità ed estensione del paesaggio nella sua globalità — come avviene in particolare nei progetti di Rem Koolhaas —, la seconda nel produrre una forte concentrazione del costruito in punti di alta densità per liberare al massimo il suolo e rafforzarne il carattere di apertura.

I progetti pubblicati in questa sezione, tutti fortemente innovativi, si rifanno a tre diversi temi. Il tema della costituzione di un grande spazio recintato per i progetti di Purini e di Busquets: nel primo, le diverse funzioni legate ai trasporti e all’accessibilità di Gubbio vengono organizzate in una successione di “anticamere” a cielo aperto, mentre nel secondo lo spazio pubblico appare conformato come un suggestivo “ibrido” tra l’estensione aperta di un ampio giardino e la chiusura di un portico continuo. Il tema del disegno di un paesaggio per i progetti di Tschumi e di Meili: nel primo, la diffusione edilizia dei capannoni industriali viene regolata da chiara strutturazione gerarchica degli spazi aperti, mentre nel secondo la struttura insediativa lineare dei nuovi corpi di fabbrica sfrutta i venti dominanti per favorire la creazione di microclimi e nel contempo lo sviluppo dell’agricoltura intensiva. Il tema dell’interpretazione di un programma funzionale innovativo, infine, per i progetti di O.M.A. e di Kollhoff: nel primo, il programma dell’“interscambio” infrastrutturale viene assunto come occasione di creare forti accenti — vere e proprie “colline artificiali” — nel paesaggio aperto della metropoli, mentre nel secondo il programma della “città d’affari” da creare tra gli aeroporti di Roissy e di Orly si traduce in una originale strategia di diffusione su un territorio prevalentemente agricolo di un nuovo tipo edilizio a forte densità. (p. 73)

03/12/24

Quarto (in Vesper Rivista di architettura, arti e teoria Journal of Architecture, Arts & Theory No. 3 | Nella selva | Wildness, 2020)




Nella città post-industriale, l’abbandono di siti industriali e di infrastrutture hanno dato vita a una moltitudine di spazi caratterizzati da una nuova natura, quella che l’ecologo tedesco Ingo Kowarik ha chiamato “quarta natura”. Questa si riferisce alle specie vegetali pioniere, alloctone che nascono e crescono in modo spontaneo all’interno di un contesto urbano aumentandone la biodiversità e dando vita a un nuovi ecosistemi auto-organizzati. Grazie a un importante processo di fascinazione per il selvatico urbano, il progetto di paesaggio contemporaneo esplora, da qualche tempo, differenti strategie per sfruttare le potenzialità ecologiche, fruitive e sociali dei siti urbani dove è presente la quarta natura. La trasformazione dell’ex stazione ferroviaria Südgelände a Berlino costituisce uno degli esempi più rappresentativi. Il progetto del parco ha saputo ri-concettualizzare ed enfatizzare la quarta natura rendendola il materiale principale attorno al quale impostare la spazialità del parco esaltandone le caratteristiche ecologiche, estetiche e culturali, e accogliendone il grado di indeterminatezza, libertà, semplicità.


"...Nella città post-industriale, la distruzione, l’abbandono di siti industriali e di infrastrutture hanno dato vita a una moltitudine di spazi che hanno richiesto l’utilizzo di nuovi sguardi, di nuovi categorie concettuali e di una nuova terminologia per essere definiti. Pierluigi Nicolin, nell’editoriale del numero 87 di Lotus con il quale si aprirà una nuova stagione per la rivista che la vedrà sempre più spesso trattare temi inerenti l’architettura del paesaggio, utilizza l’espressione “Terra incolta” (1995) per raccontare la fascinazione degli architetti per gli spazi abbandonati, ma anche le potenzialità che questi hanno nei processi di trasformazione urbana e l’importanza del progetto di paesaggio per la loro configurazione. Nello stesso anno Ignasi de Solà-Morales utilizza l’espressione francese “Terrain Vague” (1996) che nell’etimologia e pluralità di significati associa al “terreno” il concetto di vuoto, libero, abbandonato, ma anche indefinito, vasto, indeterminato. Sarà con Gilles Clément e la pubblicazione del Manifest du Tiers paysage (2004) che l’aspetto della vegetazione, della biodiversità e quindi l’affermazione di una visione più ecologica delle potenzialità degli spazi abbandonati si farà strada e definirà nuove attenzioni, nuovi approcci e nuove strategie del progetto di paesaggio..."


in Vesper Rivista di architettura, arti e teoria Journal of Architecture, Arts & Theory No. 3 | Nella selva | Wildness Autunno | Inverno 2020 Fall | Winter 2020 ISBN 978-88-229-0533-8 ISSN 2704-7598 DOI 10.1400/283007


https://www.iuav.it/sites/default/files/2024-10/VesperNo.3_Nella-selva-Wildness_WEB_25_Gabbianelli.pdf


02/12/24

Metamorfosi dei paesaggi post-industriali




OPEN - Master di Il livello Architettura e Rappresentazione del Paesaggio | Architecture and representation of landscape (https://architettura.uniroma3.it/didattica/offerta-formativa/master-open/)

ARPA - Master Internazionale Biennale di Il livello Architettura e Rappresentazione del Paesaggio e del'Ambiente | Architecture and representation of environment and landscape (https://architettura.uniroma3.it/didattica/offerta-formativa/master-arpa/)



 

07/08/23

GTL | Michael Triebswetter LANDSCHAFTSARCHITEKT, Old Bonames airfield, FRANKFURT-ON-THE-MAIN, 2002 - 2004

The project opens up multi-layered relations from the real to the experienced space. The simultaneity of spatially concretely studyable natural development and the dynamically process-like experience of landscapes in one place is for us one of the most exciting observations to be made at the old airfield.

Sources: https://gtl-landschaftsarchitektur.de/projekt/alter-flugplatz-bonames-frankfurt-am-main-bonames/




04/03/23

Natura del quarto tipo

 

Dottorato Interateneo di Ricerca in ingegneria Civile-Ambientale e Architettura
Università degli Studi di Trieste
Università degli Studi di Udine
Laboratorio di Progettazione Integrata dell’Architettura e del Costruito
RRR International lab a.a. 2022-23
NATURA DEL QUARTO TIPO.
Alessandro Gabbianelli
Introduce Adriano Venudo
3 marzo 2023
Ora: 14:00

07/04/22

HEITO 1909

Il progetto Heito 1909 trasforma il sito della storica fabbrica di zucchero di Taiwan in un nuovo parco pubblico urbano. Un’operazione di conservazione e riutilizzo adattivo delle aree ex-industriali, che apre una nuova strada nella sperimentazione del progetto del riuso di spazi dismessi e abbandonati nelle città dell’Estremo Oriente. Questo intervento, primo e finora unico a Taiwan, incorpora nel progetto con le modalità proprie dell’archeologia le “rovine” industriali nella struttura urbana che i fruitori in modo creativo possono sperimentare. Il progetto identifica e recupera le strutture architettoniche e le tracce topografiche rimanenti come dispositivi della memoria ricreando attraverso il progetto del paesaggio una sintesi magistrale di natura, cultura e storia.














immagini tratte da:

21/02/22

Nature in città. Biodiversità e progetto di paesaggio in Italia



Negli anni recenti il progetto di architettura del paesaggio ha rivolto un’attenzione crescente ai temi della conservazione della biodiversità, esplorando le possibilità per una sua migliore integrazione nelle città. Mentre in contesti internazionali questo paradigma sembra ormai sedimentato, in Italia la salvaguardia della biodiversità urbana è diventata solo da qualche tempo strumento propulsore per il disegno di spazi aperti urbani e periurbani. Il libro dà conto della progressiva apertura del progetto di paesaggio ai temi della conservazione e dell’incremento della biodiversità urbana nel contesto italiano, evidenziandone modalità, strumenti e approcci prevalenti. Attraverso alcuni saggi di inquadramento, volti ad analizzare i caratteri e le condizioni – fisiche, normative, politiche, culturali – che influenzano le strategie progettuali, e attraverso la disamina di diversi casi studio, il volume discute le prospettive che si aprono oggi per il progetto di paesaggi urbani biodiversi in Italia.

INDICE

Introduzione. Coabitazioni: il progetto paesaggistico per la biodiversità, di Alessandro Gabbianelli, Bianca Maria Rinaldi e Emma Salizzoni

PARTE PRIMA: SINERGIE

Biodiversità urbana in Italia, di Emilio Padoa-Schioppa, Claudia Canedoli e Noemi Rota

Dal verde urbano alla foresta. Politiche, piani e regolamenti per le città, di Claudia Cassatella

Interazioni e integrazioni disciplinari per un progetto di paesaggio urbano biodiverso, di Federica Larcher e Paola Gullino

PARTE SECONDA: ESPLORAZIONI

Selvatico monumentale: il progetto paesaggistico delle aree archeologiche nella conservazione della biodiversità urbana, di Manuela Ronci

Progettare la distanza: interazioni uomo-natura nei nuovi ecosistemi urbani, di Emma Salizzoni

Dispositivi per far vedere e far parlare: osservare ed esplorare la biodiversità urbana, di Alessandro Gabbianelli

«This is a natural space». Ovvero, della natura urbana e l’iconicità dell’ordinario, di Bianca Maria Rinaldi

https://www.mulino.it/isbn/9788815293534


02/04/21


ABANDONED VILLAGES: COMPARED CASE STUDIES 

cycle of seminars 
participants Renato Capozzi, Maria Cerreta, Sara Cipolletti, Angela D’Agostino, Fabrizio Foti, Alessandro Gabbianelli, Pierluigi Grandinetti, Carmelo Ignaccolo, Dimitra Kanellopoulou, Giuseppe Lacicerchia, Vito Martelliano, Mauro Marzo, Bruno Messina, Guglielmo Minervino, Claudia Pirina, Ludovico Romagni, Paola Scala, Francesca Schepis, Emanuela Sorbo, Weijia Tian, Marina Tornatora,
Margherita Emma Turvani, Giovangiuseppe Vannelli, Yong Yu 

curated by Viola Bertini Università Iuav di Venezia Sara Cipolletti Università di Camerino 


 

30/12/20

Matthew Gandy, Natura Urbana



Natura Urbana: The Brachen of Berlin
Why make a film about wastelands or Brachen as they are referred to in Berlin?  I’ve long been fascinated by urban landscapes, and especially the marginal spaces, brimming with life, that characterise many cities.  Somehow these “accidental gardens” are so much more interesting than the designed and manicured forms of urban nature that characterize pervasive landscapes of speculation, function, and control.
At key moments in its history the landscapes of Berlin have been radically transformed to produce an array of unusual or unexpected biotopes:  the post-war years were dominated by strange rubble landscapes that became a focus of intense cultural and scientific interest; the geo-political division of the Cold War years transformed the “island city” of West Berlin into an intense experimental zone; and with the fall the Wall in 1989, a series of new void spaces were produced among abandoned buildings and along the former “death strip”.
In Natura Urbana I conceive of Berlin as a living book where every street corner is a potential part of our story.  The film is divided into a series of chapters that are loosely chronological but also highlight a number of interconnecting themes such as the changing meaning of public space, the role of ecological knowledge in urban politics, and way in which marginal spaces have served as a source of cultural and scientific inspiration.  In particular, I have wanted to give a sense of the interplay between cultural and scientific aspects to urban nature, and develop a “double history” that weaves together changes in Berlin’s landscape as well as the wider geo-political context that has produced such distinctive spaces.   Our protagonists featured in the documentary draw on a mix of experience including teaching, writing, activism, and scientific studies; they are all people whose thinking has been profoundly shaped by the marginal spaces of Berlin.  Natura Urbana captures a distinctive period in the city’s history, that broadly spans from the post-war era to the most recent phase of intensified construction activity, in which many of these fascinating spaces are rapidly disappearing, a process that has gathered momentum over the last few years: some of the sites that we filmed in 2015 have already been lost.
But what is an urban landscape anyway?  Even a cracked pavement or neglected parking lot, with its own ecological dynamics, can serve as a kind of small-scale landscape beloved of urban botanical excursions.  The idea of landscape is very much connected to the human sensorium, the sense of intrigue or exhilaration experienced by unfamiliar spaces, and also the role of distinctive vantage points such as bridges, buildings, or even aerial perspectives.  In Natura Urbana, however, we are often immersed in the multi-sensory dimensions of close encounters including the distinctive acoustic landscapes of the city.  There is an attention to the details and textures of space, including individual leaves, material fragments, or the jewel-like appearance of insects in the urban fabric.  These fleeting moments also belie my own presence in these spaces as a geographer and urban field ecologist who has studied some of the sites that appear in the film.
In making Natura Urbana I have been very fortunate in receiving funding from the European Research Council, which carries a certain obligation for me to reach out to a public audience beyond the academy.  The challenge, therefore, has been to craft a film that is intellectually rigorous yet accessible to a wider audience.  I have also worked with an outstanding team of collaborators who have brought their own expertise to the project, whether in terms of aesthetic contributions such as sound design or meticulous archival research to uncover fascinating traces of the city’s past.
Matthew Gandy  |  Berlin, June 2017


 https://www.naturaurbana.org/

26/12/20

Slow Tourism and Landscape Design. A case study of the Internal Areas of Central Italy



 





SlowTourism and Landscape Design. 
A case study of the Internal Areas of Central Italy / Turismo lento e progettazione del paesaggio. Il caso delle aree interne dell’Italia Centrale
Alessandro Gabbianelli 

in

ARCHITECTURE TOURISM AND MARGINAL AREAS. RESEARCH AND DESIGN PROPOSALS
edited by
João Rocha and Viola Bertini

What is the role of architecture when enhancing tourism in a region?
How can the architect’s vision help reactivate under performing regions, considering the relationship between design, heritage, tourism and landscape?
How can design’s architectural and landscape processes contribute to the reinvention of marginal areas, reflect upon the sense of place and the needs expressed by visitors, while prioritising the region’s aims and its inhabitants?
The book attempts to answer these questions, by proposing interpretations and methodologies for architectural intervention.

About DHTL (Design Heritage Tourism Landscape)

on LetteraVentidue

13/03/19

Il paesaggio nel progetto di rigenerazione urbana




Il ciclo di conferenze “3 giornate studio sul paesaggio//2019” oltre ad essere un’occasione di approfondimento e di studio sulle tematiche del dibattito attuale del progetto di paesaggio, è anche un pretesto per celebrare la Giornata Nazionale del Paesaggio 2019 e più in generale per promuovere la cultura del paesaggio in tutte le sue forme.
Le quattro conferenze svilupperanno strumenti, temi e scale secondo un approccio operativo e integrato del progetto di paesaggio in relazione al progetto della città, tenendo assieme le tre dimensioni principali: quella sistemico-naturalistica, quella estetico-percettiva, e quella legata al riconoscimento, codificazione e valorizzazione del Patrimonio Culturale.
Oltre agli strumenti operativi, si approfondirà il concetto di paesaggio come termine denso, fusione e declinazione di “ambiente”, “luogo”, “spazio” e “territorio”.
Nello specifico si tratterà di paesaggio e verde in città come strumento privilegiato di progetto, recupero e rigenerazione urbana, e come tema centrale per la configurazione/qualificazione dello spazio pubblico (A. Gabbianelli, C. Meninno, L. Di Dato), ma anche come innovativa strategia multi-scalare di relazioni tra città e sistemi territoriali (G. De Napoli), tra urbano ed extraurbano, a partire dal tema-problema della frammentazione degli habitat generata dallo sprawl urbano (A. Altobelli, E. Feoli), per arrivare a trattare soluzioni e buone pratiche del progetto di paesaggio come strumento per il progetto della città (C. Meninno, L. Di Dato).

2019.03.12
Titolo intervento: Il paesaggio nel progetto di rigenerazione urbana nell’ambito del seminario “3 Giornate studio sul paesaggio 2019: Dalla città al Paesaggio” organizzato dall’Università di Trieste, Dipartimento di Ingegneria e Architettura. Tenutosi presso il Polo Universitario Goriziano, Gorizia. Invitato.

05/03/19

Nei nuovi sviluppi urbani al centro c’è il paesaggista di Paola Pierotti

da Il Sole 24 Ore del 04/03/2019
Progettano balconi e terrazzi, tetti verdi e orti urbani, inventano “giardini verticali”, disegnano parchi, “rinaturalizzano” cave, firmano i piani territoriali tutelando gli ambienti agricoli, definiscono le strategie di mitigazione dell’impatto delle infrastrutture, tenendo conto delle strategie ambientali e dei cambiamenti climatici. Sono i progettisti del paesaggio, professionisti per anni coinvolti dagli studi di architettura o dalle società di ingegneria per una consulenza specialistica, e che ora si stanno affrancando nel loro ruolo, chiamati da committenze pubbliche e private...

vai all'articolo:
https://www.ilsole24ore.com/art/casa/2019-03-01/nei-nuovi-sviluppi-urbani-centro-c-e-paesaggista-171603.shtml?uuid=AB0bT4XB&fromSearch

16/02/19

Giulia Setti - Oltre la dismissione

Giulia Setti
Oltre la dismissione. Strategie di recupero per tessuti e manufatti industriali

Cosa significa occuparsi, oggi, di dismissioni industriali? Quali relazioni possono esistere tra i processi di abbandono industriale e le modificazioni che stanno interessando i tessuti urbani?
“Oltre la dismissione” porta a riflettere e a interrogarsi sul ruolo che gli spazi industriali in dismissione possono assumere nelle città contemporanee e sulle possibili strategie di riuso.



https://www.letteraventidue.com/it/prodotto/273/oltre-la-dismissione

03/03/18

Hragreaves Associates, Diller Scofidio + Renfro - Zaryadye Park, Mosca

After winning the international design competition in 2013, Hargreaves Associates in collaboration with Diller Scofidio + Renfro and Citymakers celebrated the opening of Zaryadye park on September 9th 2017. This park is the first large scale public park to open in Moscow in the last 50 years.
Zaryadye Park, a 13 hectare (32 acre) park in the heart of Moscow, represents a historic transformation of Russia’s capital that will demonstrate Moscow’s commitment to innovative design for 21st century civic spaces. The design is based on the principle of Wild Urbanism, a hybrid landscape where the natural and the built cohabit to create a new type of public space. Characteristic elements of the historic district of Kitay-Gorod and the cobblestone paving of Red Square are combined with the lush gardens of the Kremlin to create a new park that is both urban and green. Located on a site that was occupied throughout Moscow’s history, and until the early 1990’s by the Rossiya Hotel, the rubble filled site had sat fallow until the park’s development.  Zaryadye Park is the missing link that completes the collection of world-famous monuments and urban districts forming central Moscow.







le immagini sono tratte da:
http://www.hargreaves.com/work/zaryadye-park/
https://www.archdaily.com/880256/moscows-new-pathless-park-by-diller-scofidio-plus-renfro-artificially-creates-microclimates
http://www.landezine.com/index.php/2014/06/zaryadye-park/

02/03/18

Topology



How can an abstract term like “Topology” become pertinent and effective to landscape thinking today? There is a schism between the way landscape is understood scientifically, either as a normative network or an environmental system, and the way the same place exists emotionally for people. This disparity which prevails in today’s landscape calls for a change of approach, both in terms of action and perception. Topology, in this instance, is not confined to the science of continuous surfaces in mathematics, it can pay greater attention to deeper spatial, physical, poetic and philosophical values embedded in a long tradition of designed nature. The strength of landscape topology is that it can weave together and integrate heterogeneous fields of action into a single meaningful whole. It brings disciplines together on a common topological “vellum” capable of improving our understanding of landscape as a cultural construct with all its inherent beauty and strength.
With contributions by: Annemarie Bucher, Gion A. Caminada, Stefan Körner, Wilhelm Krull, Norbert Kühn, Hansjörg Küster, Vittorio Magnago Lampugnani, Lothar Schäfer, Joseph Schwartz, Martin Seelis, Michael Seiler, Antje Stokman, Wulf Tessin.

https://www.jovis.de/en/books/product/landscript-3.html

08/11/17

Forme della città contemporanea. Frammenti di visione urbane

IMPRINTS AND IMPRESSIONS
Alessandro Gabbianelli
All actions, whether anthropic or not, leave more or less material signs, visible clues on the territory. Marginal spaces are hybrid, spaces where the city, the countryside and infrastructures collide, generating ambiguous limits. These outwardly empty spaces receive extemporary, uncoded uses, no longer those of the hyper-specialized spaces of the “traditional” city. It is for this reason that imprints in the hybrid spaces of the suburbs are more cryptic, more complex, more stratified. This paper aims at interpreting these imprints, not only as clues, but also as the starting elements from which we can produce new transformations of marginal spaces. 






Cadavres exquis per la città contemporanea Luigi Stendardo 6-Da forma della città a forme nella città Luigi Stendardo 8-Progettare forme, accendere visioni Luigi Stendardo 11
RICICLARE LUOGHI COMUNI
Luoghi comuni Roberta Amirante 19
Napoli. Piazza Mercato
Tre idee per un luogo comune Maria Luna Nobile 34
AI MARGINI DELLA CITTÀ CONSOLIDATA
La città delle forme Luigi Stendardo 49-La città non accreditata Stefanos Antoniadis 54-La città senza perimetro Luigi Siviero 59
Padova. L’area dell’ex Foro Boario
Progetto per forme Luigi Stendardo 64-Progettare lungo i margini Stefanos Antoniadis 64-Paesaggi sopra le righe Luigi Siviero 64
TESTO COMUNITÀ IDENTITÀ
Quale diventa il ruolo dei progetti? Angelo Bugatti 81-Cum-texto Nadia Bertolino 87-Quale progetto per quale “città”? Ioanni Delsante 90
Composizione della forma urbana di Shanghai Tiziano Cattaneo 93 
Milano. Il quartiere Ortica-Rubattino
Arcipelaghi urbani Ioanni Delsante 97
Milano. Edificio dell’ex macello comunale
Ri-appropriarsi del vuoto urbano Nadia Bertolino 103
Shanghai. N.55 Block Area North Bund
Bowl of symbiosis eThebridge: due potenzialità Tiziano Cattaneo 108
RISCRITTURA DELLA CITTÀ DIFFUSA
Convergenze urbane Luigi Coccia 113 -Tracce e impronte Alessandro Gabbianelli 121
Pescara. Alla foce del fiume
Progetto nelle aree interstiziali Luigi Coccia 129
Senigallia. L’area del parcheggio di Villa Torlonia
Progetto nelle aree marginali Alessandro Gabbianelli 137
ALTRE INTERSEZIONI
Spazi luminosi e conquista della notte Massimo De Marchi 145-Per il riuso dell’architettura del XX secolo Angelo Bertolazzi 149

06/07/17

Déchets - Les carnets du paysage 29



michela de poli, traces de paysages recyclés
bernard laponche, les déchets nucléaires
gilles a. tiberghien, effrangés de la ville
daniel terrolle, zones d'ombres et de lumières: de la trsmutation du déchet au recyclage social
alexandre malfait, les poussères de mangegarri
carole barthélémy et arlette hérat, le beau et le dangeraux, le protégé et le pollué
phoebe clarke, le bidonville au prisme del'art
agathe le mire, d'une ambivalence à l'autre. accompagner la métamorphose d'une décharge littorale en baie de saint-brieuc
philippe hilaire, du déchet à la ressource. les matériaux inertes: une géomorphologie à lœuvre
francois roumet, le matériau de démolition comme structure de sol et élément de paysage
béatrice mariolle, bernadette lizet, marine linglart, pauline mayer, marie-ange jambu, l'architecture, l'habitant et la nature: comment construire la connivence?
denis delbaere, à propos du projet de qualifiction paysagère du centre de valorisation organique de loos-sequedin
isabel claus, paysage de l'obsolescence
catherine rannou et éric hardy, eternity. ou les ruines contemporaines issues se l'industrie agro-alimentaire bretonne

04/06/17

Richard Haag - Gas Work Park, Seattle, 1971-1988

In landscape architecture, history was invoked as a means to create specificity and uniqueness, especially on postindustrial sites, an early example being Seattle's Gas Work Park (1971-88) by Richard Haag, where the relics of a gasification plant were preserved. By drawing on the past uses and materials of a particular place, landscape was conceptually understood as a cultural palimpsest - as one layer among many - rather than a tabula rasa, as had been the case during industrialization. Even on sites where all previous material traces (both natural and cultural) had been erased, history became a way to engage place as designers took inspiration from a site's past (such as previous geometries or materials) to inform their designs.
(Karen M'Closkey, Unearthed. The Landscape of Hargreaves Associates, University of Pennsylvania Press,  Philadelphia, 2013)

(source: wikipedia)


http://richhaagassoc.com/studio/projects/gas-works-park/
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